Dopo sette anni cade parte dell’impianto accusatorio per le 14 persone imputate per lo sciopero sociale metropolitano del 2014.
Primo piano, Voci dalla città

Dopo sette anni cade parte dell’impianto accusatorio per le 14 persone imputate per lo sciopero sociale metropolitano del 2014.

Si conclude con 6 assoluzioni e 8 condanne a quattro mesi con sospensione della pena e non menzione nel casellario giudiziario per resistenza a pubblico ufficiale, il primo grado del procedimento contro quanti parteciparono allo sciopero sociale metropolitano del 16 ottobre 2014.

In quella giornata, in concomitanza con lo sciopero nazionale dei settori della logistica in numerose città italiane (Bologna, Brescia, Catania, Cosenza, Firenze, Milano, Modena, Palermo, Padova, Pisa, Roma, Torino, Verona), si tennero cortei e mobilitazioni contro le politiche di gestione della crisi economica che scaricarono sulle spalle della popolazione gli ennesimi tagli al welfare, alla sanità, all’istruzione e più in generale, ad una progressiva erosione del reddito e a un aumento dello sfruttamento sui luoghi di lavoro.

Quel giorno, sette anni fa un partecipato corteo attraversò le strade adiacenti al centro della città e dopo essere passato davanti alle sedi di Lega Coop e Cgil, per contestarle, si fermò  davanti alla sede degli uffici dell’Acer per un volantinaggio e per la richiesta di un incontro con le dirigenze dell’ufficio per evidenziare la gravità dell’emergenza abitativa in città, l’altissima incidenza di sfratti per morosità incolpevole e la contraddizione dell’imponente numero di alloggi sfitti fra Modena e provincia. Temi già al centro di numerose altre mobilitazioni cittadine che proseguiranno anche negli anni successivi tramite, presidi, picchetti antisfratto, ricontrattazione di affitti e occupazioni abitative. É in quel momento che agenti della Digos di Modena e successivamente del reparto celere di Genova si frapposero fra il corteo e l’ingresso degli uffici determinando di fatto un contatto fisico fra le parti che durerà meno di un minuto al termine del quale il corteo riprenderà il suo percorso.

Questo “contatto” però sarà sufficiente al pm di allora Lucia Musti per avviare, con una discreta enfasi mediatica un procedimento contro 14 partecipanti alla mobilitazione con le accuse di resistenza aggravata e lesioni accompagnate da altrettante misure cautelari (obblighi di firma quotidiani protratti per diversi mesi).

A quasi sette anni di distanza il primo grado di giudizio si conclude con un notevole ridimensionamento delle condanne richieste dall’attuale pm e con l’esclusione di gran parte dei reati contestati compreso quello (più grave) di lesioni ai danni di un agente della questura di Modena che si costituì parte civile all’epoca dei fatti.

Come redazione esprimiamo tutta la nostra vicinanza e la nostra solidarietà della ai manifestanti inquisiti.

Di seguito riportiamo da Infoaut il testo del volantino di quella mobilitazione.

 

Nella giornata che vede molte città d’Italia mettere in atto lo SCIOPERO SOCIALE METROPOLITANO, Modena scende in piazza.

Lavoratori, studenti, precari, disoccupati e il popolo delle partite iva hanno deciso di bloccare questa città per dire un netto e chiaro NO alla situazione di generale impoverimento sia economico che sociale e sono decisi a mettersi in gioco per riappropriarsi di tutto quello che gli spetta.

Le parole d’ordine di questa giornata “CASA – REDDITO – DIGNITA’ – FISCALITÀ” identificano i terreni di lotta che bisogna praticare.

ll nostro nemico è una governance che NON rappresenta gruppi sociali sempre più numerosi, che non sa e non vuole trovare un’uscita dignitosa dalla crisi, capaci solo di fare vuoti proclami e di continuare ad arricchirsi.

Ci troviamo a fronteggiare quotidianamente un forte attacco al welfare: riforme della scuola volte a creare un sistema scolastico che risponde a dinamiche aziendali e con un piano di sicurezza scolastica degli edifici sempre più carente; il jobs act di Renzi, conniventi i sindacati confederali, che di fatto va a cancellare gli ultimi residui di diritti rimasti all’interno del mondo del lavoro, aumentando sempre di più la precarietà; aumento vertiginoso degli sfratti incolpevoli che lasciano senza un’abitazione chi già subisce l’aggrssione della crisi; la fiscalità che strozza i salari e le famiglie.

Modena non è immune da tutto questo: ogni giorno vengono tagliati posti di lavoro e chi ancora lavora assiste alla contrazione dei propri diritti, piccoli commercianti e artigiani della città sono costretti a chiudere le proprie attività, le scuole sono luoghi dove la formazione è sempre più strumentale al profitto e alla produzione di giovani integrabili dal sistema, i servizi sono sempre più carenti. A Modena si spendono 70 milioni di euro per un’opera inutile come il progetto del Sant’agostino, altri 50 milioni di euro per l’ex-AMCM, quelli già spesi per un’altra opera inutile come il Novi Park.

A fronte di tutto questo, oggi siamo nelle strade, nelle piazze, nei quartieri della nostra città per dire che a questo gioco perverso noi non ci stiamo, che non è più tempo per contrastare le governance di questo paese con inutili cortei che si limitano a innocue passeggiate che sbandierano slogan elettorali che provano a riproporre modelli ormai sorpassati, come quelli della Cgil.

Dobbiamo assumerci il compito di ricomporre un tessuto sociale frantumato da tutti quei meccanismi che hanno mantenuto da sempre la pace sociale a Modena e con la lotta riprenderci case, spazi abbandonati, il diritto alla formazione e a una vita dignitosa, dimostrando che agendo il conflitto e con la solidarietà possiamo ricostruire una prospettiva degna di essere vissuta.

Casa – reddito – dignità

N.etwork A.ntagonista M.odenese:

Guernica

C.ollettivo A.utonomo M.odenese

Sportello sociale La Rage”

Laboratorio S.Co.S.S.A.

24 Marzo 2021

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