C’è del marcio a Modena, un marcio che oltrepassa lo strato d’ipocrisia che ammorba tutta la città, nociva quanto il suo smog. Un marcio sistemico ormai visibile a occhio nudo.

E’ strano, sembra che qualsiasi cinema della città – abbandonato e dimenticato da tempo e stiamo parlando di decenni – entri in contatto col collettivo Guernica abbia la fortuna di ricevere su di sé tutte le attenzioni del caso, siano esse imminenti vendite all’asta o progetti caritatevoli prima soltanto sussurrati. Quanto andato in scena in città, domenica 3 dicembre a un mese esatto dall’apertura dell’Ex Cinema Olympia non fa che confermarlo.

L’infame sgombero subito dall’Ex Cinema Olympia giovedì mattina che ha fatto comprendere a buona parte di città quanto poco interessino a questa amministrazione le istanze sociali, culturali e aggregative nonché come, dietro a parole quali “dialogo”, “ascolto” e “partecipazione”, non vi sia nient’altro che una gestione muscolare e intimidatoria del dissenso che di “democratico” detiene giusto la nomea, si è arricchito ieri di un nuovo capitolo.
La manifestazione indetta dal collettivo Guernica “contro gli sgomberi e per gli spazi sociali” in città ha incontrato fin da subito il diniego da parte della questura. Il concentramento in Piazza Matteotti previsto per le 15 è andato via, via ingrossandosi fino a superare ampiamente il centinaio di persone. Arrivato il momento di sfilare in corteo la Questura di Modena si è messa in mezzo impedendo, con un paio di automobili di polizia e carabinieri, ai manifestanti di partire lungo il percorso. Sembra ormai che a Modena possano manifestare “regolarmente” solo le formazioni  fasciste e se consideriamo anche quanto successe lo scorso febbraio con una piazza negata ad un sindacato forse abbiamo la dimensione del problema “democratico” in città.
Lo scopo della manifestazione era quello di mostrare alla città le potenzialità, le idee, i progetti e le energie che il Cinema Olympia conteneva. Intento ampiamente realizzato dato il colore, lo spirito e l’eterogeneità dei partecipanti al corteo che ha da subito voltato le spalle ai blocchi polizieschi per partire in direzione ostinata e contraria verso largo Sant’ Agostino. All’altezza di corso Cavour si svolta verso il centro cittadino (nello stesso punto in cui, nel gennaio 2016, le forze dell’ordine manganellarono gli antifascisti che protestavano contro Forza Nuova[sic!]) dopodiché, davanti al liceo San Carlo, il colpo di scena, il corteo si ferma e un fumogeno annuncia all’improvviso l’occupazione del Cinema Cavour situato lì di fronte e chiuso dal 2000.
Anche in questo caso, come già successo per il Cinema Olympia arriva un altro colpo di scena. Lorenzo Selmi, direttore della Fondazione Auxilium, si presenta sul luogo ad annunciare che il complesso dell’ex Cinema Cavour verrà presto adibito a mensa per i poveri. Progetti o vendite all’asta che solo il collettivo Guernica sembra capace di accelerare sensibilmente quasi come possedesse una particolare bacchetta magica in grado di risvegliare gli interessi e gli “appetiti” su strutture abbandonate e dimenticate da decenni. Strano meglio non “occuparsene” dei luoghi storici della città perché non appena qualcuno lo fa, uscendo da quella legalità bigotta e ritagliata su misura per gli attori economici del territorio, ecco come questi ultimi si fiondano in massa sulla preda richiamando all’ordine proprio quei beni che essi stessi avevano abbandonato e degradato.
Ricordate l’Ex Molinari, L’ex Caserma Sant’ Eufemia, il cinema Scala o l’ex Stanguellini dove a marzo venne ritrovato il cadavere di un uomo carbonizzato? Se ci si volta indietro e si fa scorrere una breve carrellata sugli esiti delle ultime occupazioni in città, tutte stroncate da quella vigliacca legalità a cui tanto si fa appello, il futuro sia dell’Ex Cinema Olympia che del Cavour cambia tonalità e il futuro roseo tanto promesso si fa incerto, sbiadito.

A testimoniare il nervosismo dei “piani alti” in città, dopo la sorpresa della manifestazione-occupazione, ci ha pensato il Questore di Modena annunciando, quasi parallelamente agli avvenimenti, che scatteranno denunce per blocco stradale, violazione articolo 18 del Tulps (parliamo di una legge fascista, il testo unico è datato 1931) e per interruzione di pubblico sevizio in merito alla circolazione dei mezzi pubblici [sic!] che notoriamente di domenica sono ridotti all’osso! Ma forse quest’ultimo dato è sfuggito all’egregio Questore da poco trasferitosi a Modena.
Il giorno seguente la canea attorno alla nuova occupazione del Cinema Cavour si trasferisce sui giornali con il sito di informazione “laPressa” (quelli che frequentano Terra dei Padri) in prima linea nel tentativo di gettar fango tanto sugli scopi dell’occupazione che su gli occupanti. Si esprime anche la Curia, proprietaria dello stabile, con il Vescovo Erio Castellucci che domanda agli occupanti di lasciare i locali anche se i toni riportati dai giornali non son proprio gli stessi di un intervista dello stesso registrata per Radio Bruno e mai andata in onda che abbiamo avuto modo di ascoltare.
C’è del marcio a Modena e abbonda sempre più.

 

Riportiamo di seguito il comunicato del’Ex Cinema Olympia autogestito:

 

Assicuriamo gli spazi e garantiamo un futuro alle rivendicazioni.
Con la manifestazione e l’occupazione di ieri del Cinema Cavour 50 sia come Guernica sia come galassia di cittadine e cittadini riunitisi intorno al Cinema Olympia e divenuti un vero e proprio movimento culturale a sè stante, che ha dimostrato la capacità di immaginare una città diversa (e di saperla costruire), non solo abbiamo voluto rispondere al muscolare sgombero dell’Ex Cinema Olympia del 1 dicembre, ma anche alla gestione politica dello stesso. La necessità di immaginarsi un percorso sugli spazi sociali, sulle riqualificazioni urbanistiche, su ciò che significa socialità, aggregazione o semplicemente avere un’idea di come gestire una città che mostra altri bisogni, non è per nulla nell’agenda politica di questo Comune. L’amministrazione, infatti, continua ad indirizzare ogni iniziativa solo ed unicamente verso la compulsività della logica del comprare: vengono costruiti sempre nuovi centri commerciali, vengono ingigantiti quelli esistenti, vengono cementificate intere aree verdi, vengono tirati sù come cattedrali nel deserto centri direzionali destinati a poi rimanere vuoti, e boutique che per la logica del mercato troveranno infine destini fallimentari. Mai nulla si dice invece sull’assenza di abitazioni popolari, sul mercato immobiliare che stringe nella morsa chi è sfrattato per morosità, sulle condizioni di lavoro dettate da un sistema di cooperative equiparabile alla criminalità organizzata.
Ci viene addirittura detto che per gli spazi bisognerebbe costituirsi associazione e poi “mettersi in fila”, ma se anche esistesse una fila per la richiesta di spazi è alquanto ovvio ed implicito che la gestione degli stessi è totalmente fallimentare!
Quale fiducia si può quindi avere verso un’amministrazione che propone un confronto ma non è nemmeno in grado di soddisfare le richieste di spazi che “legalmente” le arrivano?
Per questo Il Cinema Cavour 50 rappresenta un’assicurazione degli spazi sociali ed una garanzia per le future rivendicazioni.
Noi non chiediamo solo uno spazio, noi rivendichiamo anche la necessità di una gestione degli spazi per tutta la cittadinanza che sia finalmente inclusiva, accessibile e trasparente, che risponda realmente ai bisogni dei cittadini e che non rientri invece costantemente nell’alveo delle prebende.
Se per ottenere ciò che anche solo il buon senso porterebbe a fare dobbiamo passare attraverso manifestazioni ed occupazioni continueremo a farlo perché di illegale a questo mondo c’è solo il limite che eticamente la società non è in grado di superare. Il resto sono solo regole che si possono cambiare e anzi, devono essere cambiate. E la costruzione della mensa nel Cinema Cavour ovviamente non è un problema. Almeno troveranno ancora più pulito quando verranno a fare i lavori. E, se davvero non si tratta del solito progetto avanzato all’ultimo secondo per screditare chi autogestisce spazi, allora che anche la Curia modense, proprietaria del luogo chiuso dai primi del 2000, riconosca il problema.
Oggi gli spazi riaperti dell’ex cinema Cavour diventano spazio utile a garantire la necessaria discussione sulle questioni sollevate dal percorso di occupazione che fin’ora non hanno visto alcuna presa di posizione minimamente centrata, seria e affidabile da parte di un’amministrazione che richiamata sulle questioni di abbandono e speculazione risponde con discorsi sulla “partecipazione” probabilmente riciclati dalle scorse campagne elettorali. Uno spettacolo completamente retorico e di bassa qualità che è necessario ribaltare. Le proiezioni continuano.

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