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SENZA QUARTIERE: UN NOI COLLETTIVO E DI PARTE

Da qualche tempo abbiamo  appreso dalle testate locali che una nuova città è sorta dalle ceneri degli anni 2000: la Modena dei grandi eventi, delle grandi imprese e dei grandi progetti di riqualificazione urbana.

Un nuovo modello di città “smart” ritagliata su misura di chi la abita ma anche e sprattutto confezionata per le migliaia di turisti che accorrono sotto la Ghirlandina ad ammirare ciò che è in grado di produrre il nostro territorio.
Tutto questo grazie al laborioso sindaco Muzzarelli e ad una giunta targata Partito Democratico che negli ultimi anni ha valorizzato il nostro territorio con una sapiente amministrazione di risorse e territorio eliminando le infiltrazioni malavitose grazie all’aiuto di una magistratura integerrima, impeccabile e legalitaria fino all’osso.

Abbiamo tutti sotto agli occhi la splendida rivisitazione della piazza più regale del centro storico, Piazza Roma, l’imponente opera di risistemazione del comparto “Ex Acciaierie” con la costruzione dei grattacieli sede della rampante agenzia interinale Trenkwalder e di svariati centri commerciali, l’Ex Manifattura Tabacchi ora sede di un quartiere propulsore di cultura e di vita, per non parlare, infine, del’enorme investimento che verrà interamente impiegato per ridisegnare le periferie cittadine.

Insomma è proprio vero, prendendo in prestito le parole del “primo cittadino” rivolte a un giornalista dell’AGI immediatamente successive al megaevento Modena Park a proposito del “Modello Modena” e della perfetta pianificazione che ha portato al buon esito finale: “Qui si parla di un motore che sarà pure a diesel ma quando si mette in moto non ne ha per nessuno“.

Questa è la fantastica immagine della città dei motori, del bel canto e del duro lavoro.
Questo è ciò che quotidianamente leggiamo sui giornali locali e di cui ascoltiamo le prodezze nei programmi radiotelevisivi.

Ora però un paio di domande nascono spontanee, perchè se tutto viene pianificato con scrupolosa precisione sorgono comitati cittadini che mettono costantemente in discussione i progetti urbanistici del Comune?

Come può una città costruita a misura d’uomo essere la prima città in Italia (e per questo soprannominata capitale) in tema di sfratti per morosità?

Come possono esserci lavoratori e lavoratrici che da circa un anno bloccano i magazzini delle ditte per cui lavorano denunciando il trattamento schiavistico che riserva loro il ‘meraviglioso’ mondo delle cooperative locali?

Come può esserci una forbice sociale che lentamente si sta allargando creando diseguaglianza e precarietà?

Altre domande ci poniamo guardandoci intorno e su questi temi pensiamo sia necessario oggi informare e discutere, creando un “noi” collettivo e di parte che sia in grado, stando nel basso da cui  proveniamo, di ribaltare una narrazione che nulla ha a che vedere con ciò che ci circonda e che viviamo tutti i giorni.