A Modena, in via Antonio Scarpa n.16, in pieno centro storico, abitano Fatima e i suoi  4 figli. Si trovano sotto sfratto per morosità incolpevole causa disoccupazione di lei, lavoratrice di una cooperativa di pulizie lasciata a casa da circa un anno che non è più stata in grado di pagare i 500 euro di affitto per la propria abitazione. La famiglia però, in grave emergenza abitativa, ha tutti i requisiti necessari per la richiesta di una casa popolare, ma non solo, l’accumulo di tutti i punti necessari richiesti da ACER per l’ottenimento della casa popolare scatterà già a gennaio, eppure per Fatima e i suoi figli sembra non ci siano soluzioni efficaci al problema abitativo senza dover prima passare attraverso grossi disagi.
Con lo sfratto, infatti, Fatima verrebbe “seguita” da assistenti sociali che si limiterebbero ad inserirla in una struttura di emergenza transitoria, facendole così perdere punti nella graduatoria ed escludendola così dall’accesso a una casa popolare che, al contrario, le spetterebbe…
Ieri mattina il “Comitato per il Diritto all’Abitare” si è schierato al fianco di Fatima, ha organizzato un picchetto solidale partecipato dalle famiglie in lotta e dai lavoratori SiCobas del settore della logistica uniti, in questo frangente, nel respingimento del 3° tentativo di sfratto da parte dell’ufficiale giudiziario scortato dalla polizia.
Una volta concluso il picchetto il presidio si è spostato nella sede dei servizi sociali ed ha ottenuto un incontro con gli assistenti sociali che si sono limitati a riportare la proposta dell’alloggio d’emergenza, soluzione temporanea che, ribadiamo, escluderebbe Fatima dalle graduatorie per la richiesta di una casa popolare.
Lo sfratto è stato comunque impedito e rimandato al 7 dicembre, giorno in cui il Comitato per il Diritto all’Abitare promette che senza casa popolare Fatima e i suoi figli non potranno essere cacciati da quell’appartamento.