La mattina del 22 aprile, il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli arriva in Piazza Grande per celebrare l’anniversario della Liberazione. La donna anziana che gli sta affettuosamente accarezzando il volto è Aude Pacchioni, durante la guerra si chiamava Mimma e da molti anni è la presidentessa provinciale dell’Anpi.

Il sindaco sale quindi sul palco e comincia a ribadire che la medaglia d’oro al valore militare assegna alla città un compito importante: «Quello di custodire e tramandare, specialmente ai giovani, le idealità e i valori che animarono le azioni e le scelte di allora e che costituiscono ancora oggi le fondamenta della nostra democrazia».

Poi la resistenza lo prende bene, sarebbe limitato considerarla un riferimento esclusivamente ideale ma va declinata ogni giorno negli obiettivi «della piena occupazione, dell’aumento salariale e del miglioramento del welfare». Non farebbe una piega, se quella stessa mattina non stesse entrando in vigore la conversione in legge del decreto Minniti sulla sicurezza.

Ma la settimana è cominciata male. Nel pomeriggio di Pasquetta un tossico è entrato in duomo e ha approfittato della messa per provare a derubare qualcuno. Poi quando lo hanno cacciato fuori, invece di aspettare l’arrivo della municipale, il tipo ha minacciato il sagrestano con una siringa e se l’è svignata come un ladro che ruba in chiesa.

Non è ancora l’anniversario della Liberazione, però, e quindi ai giornalisti che gli chiedono di commentare l’episodio, il sindaco Muzzarelli tiene un discorso strano: «Lavoriamo insieme – dice – perché non si ripetano [cose di questo tipo] e ciascuno possa godere appieno della bellezza e della spiritualità della Cattedrale, punto di riferimento e luogo di culto per tanti fedeli modenesi, ed al contempo esempio unico, bellissimo e straordinario di arte romanica e Patrimonio dell’Umanità».

Non che il tossico fosse un distruttore di metope, ma è pur vero che la storia dell’arte ha la sua importanza. Se non altro perché «proprio oggi – aggiunge il sindaco – sono usciti i dati sui turisti italiani e stranieri, e Modena ha registrato percentuali eccellenti di crescita di visitatori. In questo senso – conclude – credo che il Duomo e la torre Ghirlandina siano fattori decisivi per attrarre turisti dall’Italia e dall’estero».

E’ un sindaco al quale capita di dire cose strane, qualche mese dopo sosterrà per esempio che la costruzione di nuovi quartieri serve a sconfiggere il degrado. Nelle settimane successive, così, il Resto del Carlino e il presidente provinciale della Fimaa-Confcommercio ne approfitteranno per contribuire a questa nuova tendenza dell’urbanistica rivelandoci quali sarebbero le cause altrettanto morali della svalutazione degli immobili in viale Gramsci e negli altri quartieri difficili. Dicono lo spaccio, i bivacchi, i furti, la prostituzione e i negozi etnici.

«Negli ultimi cinque anni – spiega il presidente – ci sono soluzioni che costano anche il 20/25% in meno», ma l’unico modo per risolvere il problema, al di là della riqualificazione, sarà provvedere «all’installazione di nuove telecamere e all’aumento dei controlli delle forze dell’ordine».

Sono valutazioni «al netto della crisi», aggiunge il presidente, ma i numeri che le giustificherebbero non fanno poi alcuna differenza tra l’incidenza della crisi e quella dei negozi etnici.

Gli immobili passano complessivamente dai 1200 ai 900 euro al metro quadro, per esempio, e cioè si deprezzano del 25%, appunto, ma proprio mentre Confedilizia registra un calo medio nazionale del 30% (sempre gli ultimi cinque anni) e lo imputa a due fattori: la crisi internazionale del 2008 (che avrebbe contratto la domanda) e la triplicazione della tassazione italiana cominciata nel 2012, senza alcun riferimento ai negozi etnici. Ma intanto nel quartiere arriveranno le nuove costruzioni finanziate con il Bando Periferie, come in via Vaciglio.

Il vero degrado della città, allora, non riguarda direttamente i mendicanti o le scritte sui muri, né tantomeno le prostitute, ma lo sfruttamento di tutti questi fenomeni nel lavoro simbolico con il quale le campagne per il decoro e la sicurezza trasferiscono le ragioni del conflitto dai flussi speculativi al kebabbaro.

Eppure, come nel caso del tossico in duomo, quando un furto mancato si risolve immediatamente nella premura per il turista bisogna stare molto attenti. In passato lo stesso episodio avrebbe indotto gli amministratori a ragionare di tossicodipendenza e riduzione del danno, in anni più recenti di lotta alla microcriminalità, mentre ora l’accento precipita violentemente sulla cattiva immagine della città.

Accade lo stesso a Firenze, dove alla notizia che due carabinieri avrebbero abusato di due studentesse straniere, il sindaco Nardella ha reagito affermando che «Firenze non è la città dello sballo. E’ una città vivace – ha detto – accogliente, plurale, ricca di opportunità culturali e di svago, ma credo che dal punto di vista delle regole e del buon comportamento non abbia niente di diverso da tante città americane». E ancora, quando nel mese successivo si verificano altri abusi: «Non esiste un caso Firenze».

Insomma, il problema con questi tossici o con queste americane sballate che si fanno stuprare dai servitori dello stato è che sporcano l’immagine della città, una cartolina che il sindaco Muzzarelli provvede subito a lustrare con la doppia rivelazione che quello di Modena è un duomo very romanico e che i dati relativi al turismo vanno alla grande.

Nel campo delle truffe alimentari si chiama Italian Sounding: è l’utilizzo dei riferimenti geografici, le sigle o le immagini con cui un produttore di Panama riesce a contraffare e mettere sui mercati un prodotto “italiano” come la Pasta Ciao o la Passata Tomatino.

Che cos’è infatti la città venduta al netto delle sue contraddizioni se non appunto una città clonata, contraffatta, servita in salsa Tomatino? E questo perché «lo spazio pubblico è ormai diventato una merce come tutte le altre, pronta ad essere venduta sul mercato al miglior offerente», anche quando l’offerta è relativa allo spazio simbolico in cui una città si racconta o rappresenta se stessa.

Ed eccoci quindi alla celebre scena di Totòtruffa 62 con Totò e Nino Taranto che riescono a vendere la fontana di Trevi a un turista: il turista siamo anche noi, però, mentre quello che il sindaco intende piazzare è il decoro della città.

Non per niente, il 21 aprile il sindaco Muzzarelli ritorna a parlare del delitto di Pasquetta all’inaugurazione dell’Anno Formativo della Scuola Interregionale di Polizia Locale, trasformando il fuggiasco in un simbolo di tutti i problemi che a partire dalla mattina dopo, finalmente, con l’entrata in vigore della legge di Minniti, si potranno risolvere.

E in effetti a qualcuno è sembrato importante che il decreto incassasse subito il favore dell’Anci, l’associazione che riunisce tutti i comuni italiani – e lo è davvero. Perché il sindaco viene eletto direttamente «dal popolo» e la manutenzione del decoro urbano risulta un modo eccezionalmente economico per rendersi popolare e programmare un avanzamento di carriera sulla pelle dei più miserabili.

Per cui ora possiamo tornare sulla piazza delle celebrazioni, dove ereditare la medaglia d’oro alla città partigiana significa soprattutto perseguire gli obiettivi della piena occupazione, dell’aumento salariale e del welfare.

Perché come scrive Patrizio Gonnella, «mentre l’obiettivo estetico del raggiungimento del decoro urbano va a cambiare la geografia dei poteri pubblici», quella che il decreto Minniti serve a realizzare è una definitiva «dismissione delle politiche locali di welfare».

Lo stesso welfare che nel giorno della Liberazione il protocollo del Modena Sounding richiede se non altro di commemorare, proprio mentre va in onda lo show di barboni, alcolizzati, prostitute, mendicanti, lunatici, tossici, imbrattamuri e lavavetri che vengono progressivamente abbandonati dal welfare e illuminati dai fari delle volanti.

Ma prima di abbandonare la piazza del 22 aprile concediamo al sindaco un’ultima parentesi, che accatastata alle disavventure dialettiche dei giorni precedenti, allo spot del furto in chiesa e al suo modo di ereditare la resistenza lo sorprende a ripulire una cartolina molto indecente.

Dice la parentesi: «In questi anni di storia europea comune, abbiamo unito i mercati delle merci, assicurato libera circolazione alle persone (e anche su questo stiamo arretrando), ai servizi e soprattutto ai capitali. Oggi però serve uno scatto in avanti, deciso».

Parentesi indecente, appunto, perché l’arretramento al quale si riferisce è quello dei controlli alle frontiere interne, che possono complicare una sciata a Innsbruck, mentre solo cinquanta giorni prima lo stesso Minniti del decoro e della sicurezza ha siglato un accordo che delega alle bande criminali il controllo dell’immigrazione fuori confine, nei centri di detenzione in Libia.

Si calcola che gli uomini, le donne e i bambini dei quali si sarebbero perse le tracce in seguito agli accordi tra le forze antifasciste in salsa Tomatino e i signori della guerra siano circa 500.000, al momento, sotto l’ombra di un bel fior.

 

Da: RapportoVertov