Sui corpi delle donne, lo abbiamo visto, è un continuo tirare di fili che il teatrino politico italiano dispone a proprio piacimento. Soprattutto, nell’aria da campagna elettorale, la maratona di conquista dei voti non si pone alcun problema ad utilizzare beceri meccanismi di convincimento. E’ anche sul corpo delle donne  che si gioca la partita per accreditarsi il ventre molle del paese, la caccia all’ultimo voto, il fomento dell’odio razziale; è sul corpo delle donne che si disegnano le differenze di classe, di razza, del cittadino perbene da quello permale. Qualcuno ricorderà sicuramente la campagna mediatica attorno al caso di Rimini, di questa estate, dove una coppia di polacchi venne stuprata da tre ragazzi africani e delle differenze tra questo (dove i colpevoli vennero da subito definiti tali prima ancora del processo) e ciò che accadde in parallelo a Firenze dove ad abusare di due studentesse americane furono due carabinieri ed, in questo caso, venne messa in discussione a più riprese la versione delle ragazze per sfociare fino alla “ramanzina” da parte del sindaco di Firenze Nardella che dichiarò: «Firenze non è la città dello sballo».  Capiamo così quanto gli episodi di violenza vengano giostrati a livello mediatico a seconda della “classe sociale” coinvolta (classe migranti vs arma dello stato, italiani vs stranieri).

Qualcuno ricorda per caso il corpo di questa donna il cui corpo è stato fatta a pezzi con la sega e gettato tra i rifiuti? Qualche dichiarazione in merito di Salvini o di qualche altro politico lucrante sui fatti di cronaca? La risposta è no, perché evidentemente il carnefice era l’italianissimo fratello. Nessuna richiesta di “castrazione chimica” da parte del leader della Lega dunque e nessuno speciale televisivo o approfondimento mediatico. Il corpo della donna esiste solo quando serve alla propaganda xenofoba e razzista.

E’ il caso di Macerata (3 febbraio 2018) nel quale Luca Traini spara a sei ragazzi migranti. Luca Traini non è un omicida seriale, tutt’altro! Il suo profilo politico non è difficile da delineare: candidato della Lega alle amministrative (2017), ha tatuata sulla fronte una runa Wolfsangel (un “dente di lupo”, antico simbolo germanico associato al nazismo), frequenta ambienti di estrema destra e il suo arresto è avvenuto sulle gradinate del monumento ai caduti mentre faceva il saluto romano con una bandiera tricolore al collo, senza ombra di dubbio un gesto di matrice fascista.

Leggiamo su vari giornali, tra Corriere e Repubblica il racconto di Traini:

«Mi sono svegliato alle 8.30, avevo preso l’auto per andare in palestra, ma poi lungo il tragitto ho sentito alla radio che parlavano di nuovo del male fatto a Pamela da quel nigeriano e in quel momento non ci ho visto più. Sono tornato a casa di mia nonna Ada a Tolentino, ho aperto la cassaforte, ho estratto la Glock che detengo per uso sportivo, una scatola da 50 colpi e i due caricatori con una decina di pallottole ciascuno. Volevo ucciderli tutti».

E ancora..

«Quando era tutto finito e avevo vuotato ormai i caricatori, sono andato a Pollenza. Mi sono fermato con l’auto proprio nel luogo dove avevano ritrovato le valigie con i poveri resti di Pamela e là sono rimasto, per qualche minuto, in raccoglimento. L’avevo appena vendicata, sparando trenta colpi. E ci tenevo a dirglielo». (Qua)

La cosa più grave, oltre ad avere sparato a persone che non erano state coinvolte nell’omicidio della ragazza e disarmate, è che il killer sfrutta l’omicidio di una ragazza, il suo corpo, per legittimare la sua nefasta azione di terrorismo fascista. Per non farci mancare nulla poi abbiamo gruppi politici di estrema destra come Forza Nuova, che danno piena solidarietà a Traini e lo difendono in tutto e per tutto rivendicando di fatto l’azione terroristica:

“Questo succede quando i cittadini si sentono soli e traditi, quando il popolo vive nel terrore e lo Stato pensa solo a reprimere i patrioti e a difendere gli interessi dell’immigrazione – hanno fatto sapere gli esponenti di estrema destra – Mettiamo a disposizione i nostri riferimenti per pagare le spese legali di Luca, a non farlo sentire solo e a non abbandonarlo”

E non sconvolge la cavalcata d’onda fatta da Lega e Fratelli d’Italia  che giustificano l’azione razzista come una conseguenza delle politiche di accoglienza dei migranti. In un paese normale non sarebbe difficile ricondurre l’attacco violento del 28enne fascista ai discorsi razzisti che il partito di cui fa parte sfrutta per racimolare consenso e approvazione terrorizzando la popolazione italiana con l’idea dello “straniero pericoloso”.

Se nel caso di stupro di Rimini, in cui erano coinvolti dei ragazzi stranieri, Salvini propose la castrazione chimica, in questa serie di tentati omicidi a Macerata, invece, dove coinvolto è un italiano, per di più del suo stesso partito, l’unica cosa che il segretario della Lega riesce ad affermare è che “la violenza è sempre da condannare” (la violenza non il killer) spostando poi l’attenzione sul problema dell’immigrazione fuori controllo.

Un giochetto molto simile a quello di Traini.

«Mi sono innamorato di due ragazze che avevano problemi di tossicodipendenza, ho cercato di salvarle ma loro si sono allontanate da me, colpa degli spacciatori (…). I pusher sono la rovina e sono sempre dei neri, due volte gli ho alzato le mani addosso e lo hanno fatto anche i miei amici». (Raro sentire racconti di questo tipo sulla stampa per imputati di tentata strage)

Le dichiarazioni paiono quasi un romanzo cavalleresco in cui il “principe azzurro” corre a vendicare la “principessa” dal “drago cattivo”. Ma nella dimora di questo fiabesco “principe azzurro”, vengono poi trovati libri e materiali di rimando fascista: dal Mein Kampf di Hitler, un manifesto della Gioventù fascista, una bandiera con la croce celtica stampata, oltre ad altre riviste dell’estrema destra e DVD e videocassette sulla storia del nazismo.

Se questi segnali come questi non bastano a rendersi conto del pericolo sostanziale che stiamo correndo, allora è meglio giocare a mosca cieca in autostrada. Le cause di questo diffuso odio razziale tuttavia non possono essere attribuire solo ed esclusivamente a partiti come Lega, CasaPound o Forza Nuova, i quali non si fanno alcun problema al fornire solidarietà all’attentatore, ma anche a chi “democraticamente” ha permesso l’apertura di covi fascisti in quasi tutte le città italiane, vedi l’ultima a Piacenza, per cui vengono denunciate quasi quotidianamente provocazioni, episodi di stalking e pestaggi.

La maschera del “giustiziere” in difesa della “propria” donna (in termini razziali) dall’estraneo è una storiella già venduta anche in tempi non troppo passati nei quali, alla subordinazione patriarcale, si aggiungeva un impronta fortemente e schifosamente xenofoba.

Solidarietà alle vittime di violenze razziste e solidarietà alle donne, i cui corpi vengono sfruttati a fini propagandistici per diffondere l’odio razziale!

#SeToccanoUnoToccanoTutti
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