Ovunque la si guardi, quelli che sono andati in scena martedì a Modena non sono indubbiamente segnali incoraggianti. Uno sfratto eseguito con la celere, due donne al pronto soccorso e una bella pioggia di denunce annunciate per i solidali che facevano resistenza passiva.

Una nuda cronaca che rispecchia perfettamente il triste primato detenuto dalla città circa il numero di sfratti in rapporto agli abitanti. Uno ogni 172 famiglie (come si legge qua) e maglia nera nazionale. La famiglia di Sanaa e Giuseppe rientra in questa contabilità. Semplici numeri che nascondono persone. Una storia come tante: la perdita del lavoro e la conseguente difficoltà a pagare l’affitto per questo si chiama morosità incolpevole, e un figlio nato prematuramente.

“Dall’inizio della morosità, dopo la perdita del lavoro, l’attivazione del protocollo “salva sfratti” è stata rifiutata dalla proprietà già in possesso di diversi appartamenti nello stesso palazzo.” Ci racconta Sanaa che ci parla anche di problemi strutturali agli appartamenti, di riscossione degli affitti direttamente in contanti e senza il rilascio di alcuna ricevuta e, infine, di richieste di pagamento per poter ufficializzare all’anagrafe la propria residenza nel palazzo (col Piano Casa di Renzi la residenza e le dichiarazioni anagrafiche possono essere completate solo col beneplacito del proprietario che affitta).

Iniziano quindi i picchetti antisfratto, quello di martedì era il terzo negli ultimi mesi.
Digos e polizia presidiano la zona già di prima mattina. Pare non ci sia alcuna soluzione certa da parte degli assistenti sociali se non il trasferimento in albergo e un successivo inserimento senza una tempistica precisa nella struttura di emergenza di via delle Costellazioni. Alla richiesta di un ulteriore rinvio fino ed alla conferma rispetto alla sistemazione (vista anche la precaria condizione di salute del figlio di pochi mesi) questura e avvocati della proprietà rispondono che la necessità è di uno sfratto immediato nonostante la conferma la disponibilità di procedere a un ulteriore rinvio da parte dello stesso ufficiale giudiziario.

Dopo un lungo stallo, dopo la proposta di far visionare l’albergo per dimostrarne l’idoneità alla famiglia, la questura sgombera il picchetto.
La sorella della signora sotto sfratto, incinta, finisce al Policlinico per un leggero trauma alla mano. La stessa sorte poi tocca a una vicina solidale che avverte un malore durante lo sgombero. Nel frattempo la questura sfonda la porta dell’appartamento con all’interno il figlio di pochi mesi accudito da alcuni parenti.

POLIZIA SFRATTA CON VIOLENZA UNA FAMIGLIA IN EMERGENZA ABITATIVA!Questa mattina il comitato per il diritto all'abitare si è concentrato sotto casa di Sanaa per bloccare l'ennesimo tentativo di sfratto per morosità incolpevole.La proprietà con il beneficio della questura e di istituzioni silenziose strattonano e calciano famiglie e solidali per eseguire l'ennesimo sfratto nella città dei record dell'emergenza abitativa.QUESTA È LA POLITICA DI QUESTA CITTÀ. LADDOVE SI CHIEDONO DIRITTI LA RISPOSTA È IL MANGANELLO

Pubblicato da Sportello Sociale LaRage Modena su martedì 27 marzo 2018

Il picchetto solidale si sposta quindi in via Viterbo nel tentativo di ottenere un nuovo incontro con gli assistenti sociali. Si ottiene, in parte, ciò che veniva richiesto inizialmente un alloggio immediato nel Residence di emergenza Costellazioni. Monolocale d’emergenza che, aggiunge il comitato, non può essere considerato in alcun modo una soluzione al problema abitativo anche se, l’ottenimento di quest’ultimo, è da ritenersi senz’altro un piccolo passo rispetto al vuoto precedentemente paventato dall’assistenza sociale.

Dagli ultimi rapporti sul mercato immobiliare modenese fuoriesce un quadro abbastanza evidente nel quale lo sfitto – sia nel privato che per quanto riguarda gli alloggi pubblici – risulta il principale grimaldello per la compravendita di immobili. L’assenza e la precarietà di risposte politiche rispetto all’emergenza abitativa è da leggersi dunque come funzionale agli interessi di chi edifica e di chi fa compravendita immobiliare mentre, dall’altra parte persistono i record nazionali che caratterizzano la città per quanto riguarda le ingiunzioni di sfratto. L’accesso a soluzioni abitative definitive, infine, quelle che garantirebbero effettivamente un diritto alla casa (pressoché nullo) è quasi azzerato mentre aumenta il numero di Residence e progetti a tempo che in tale contesto contribuiscono a cronicizzare la situazione. In questo quadro è necessario continuare la mobilitazione.

Gli interventi prima della forza pubblica poi della Procura, la quale ci tiene a precisare che denuncerà tutti per resistenza, manifestazione non autorizzata e ingiurie, suggeriscono come la politica cittadina intenda affrontare il problema abitativo in città, ignorandolo nel migliore dei casi o tutt’al più aggravandolo con la solita ferocia. Una storia simile a tante altre in città, basti pensare al distretto carni o a un tessuto produttivo dove l’illegalità è spesso la norma ma nel quale si colpisce quasi esclusivamente solo chi tenta di opporsi a questo stato di cose.