Nella mattinata di lunedì un ingente squadra formata da digos, un blindato della celere, ufficiali del tribunale e avvocati della proprietà hanno tentato di procedere allo sfratto per morosità di un nucleo famigliare composto da una donna incinta e 4 minori, da lungo tempo in graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare.

L’immediata risposta del picchetto organizzato dal Comitato per il Diritto all’Abitare, composto principalmente da famiglie in emergenza abitativa, che ha reagito allo schieramento di forze serrando i ranghi e rispedendo al mittente le provocazioni di digos e ufficiali, ha fatto sì che lo sfratto non avvenisse.

“E’ inaccettabile che un problema politico venga affrontato esclusivamente come problematica di ordine pubblico tramite la Questura senza che negli ultimi mesi ci sia stata alcuna risposta in merito dell’incidenza degli sfratti in rapporto alle graduatorie. Il silenzio da una parte e lo schieramento di forze dell’ordine dall’altra dimostrano come l’interesse sia unicamente quello di garantire lo svuotamento degli alloggi.” Spiega una voce dal picchetto.

L’accumulo di punti in graduatoria, infatti, diminuisce drasticamente nel momento in cui il soggetto vive in appartamenti o strutture di emergenza e/o riceve altri tipi di supporto dal servizio sociale. Motivo per cui l’ingiunzione di sfratto, di cui Modena rimane la capitale italiana per incidenza pro-capite (continuando a contare, ricordiamo, oltre 17.000 case vuote sul proprio territorio), si trasforma per moltissime famiglie aventi diritto in un ulteriore muro rispetto all’ottenimento dell’alloggio popolare. Un alloggio spesso atteso per anni nonostante un patrimonio Acer tendenzialmente sottoutilizzato.

Si noti come una parte consistente delle case popolari presenti sul territorio cittadino siano infatti vuote perché non più idonee alle metrature necessarie per i parametri di definizione di alloggio popolare o in attesa di ristrutturazioni mai avviate. Su questo tema, nel luglio 2017, si è tenuto un tavolo del Comune di Modena, che individuava come possibilità di rimessa in funzione degli alloggi ERP non assegnabili “sia per le ridotte metrature sia per la condizione impiantistica e strutturale” [ 2017_luglio_Tavolo Welfare – Focus Abitare Sociale] la loro riconversione in appartamenti di emergenza. É il caso degli appartamenti di Residence sociale di via Martinelli, inaugurati la settimana scorsa, alla presenza del sindaco Muzzarelli e dell’assessore al welfare Giuliana Urbelli.

Mentre dunque, in città, aumentano le strutture e gli alloggi per una gestione di tipo emergenziale del problema abitativo – dove la costruzione di housing sociale è descritta sempre più come la risposta alle necessità di case a prezzi calmierati – l’accessibilità agli alloggi ERP (quindi a canoni che risentono meno alle speculazioni del mercato) diminuisce sensibilmente. L’immagine di città che ne viene fuori, dunque, è quella di una Modena in perenne carenza di alloggi, nonostante il numero estremamente elevato di abitazioni vuote, in cui l’emergenza si cronicizza fra sfratti e prezzi alti. Una manna per alcuni (pochi), un incubo per altri (tanti).